Il legno e la forestazione come politiche ambientali






Il legno è uno dei materiali più flessibili messi a disposizione dell’uomo dalla natura. Immaginate la Terra tanto tempo fa, quando ancora non era iniziato il percorso di antropizzazione, cioè la diffusione capillare della specie homo sapiens nel pianeta. I paesaggi erano costellati di grandi foreste lussureggianti, con ambienti che variavano a seconda della latitudine, dalle piante sempreverdi fino a quelle tropicali, per arrivare alla quasi nuda vegetazione delle vette.

Le foreste che consentivano il taglio del legno, in abbondanza fino alla rivoluzione industriale, hanno sempre accompagnato la nostra esistenza, tanto che le città e i mercati sorgevano in ragione della grande disponibilità di legname. Una breve storia del legno è una breve storia dell’uomo nell’arco della lunga storia del pianeta. Ancora oggi, nonostante il grande sfruttamento industriale, il legno rimane un materiale pregiato, flessibile, che si presta a più tipi di lavorazioni.

Nella crescita del legno, come fattore industriale o artigianale, hanno sicuramente giocato una parte rilevante le invenzioni, i macchinari, che solo nell’ultimo secolo sono stati meccanizzati, ma proprio perché lavoravano il legno provengono da saperi molto antichi. Il tratto distintivo della rivoluzione industriale è dato dalla scoperta del carbon fossile, che ha permesso l’alimentazione degli altiforni è una più economica ed efficace fusione dei metalli. Nel caso del legno gli accessori moderni, benchè meccanizzati o computerizzati, derivano da utensili o macchine che gli uomini utilizzavano nell’antichità.

Il tornio è la macchina principale della lavorazione detta tornitura, che consiste sostanzialmente nel taglio affinato della superficie legnosa. Una grande conquista, perché riconsegna all’uomo non solo una capacità di intaglio superiore alla media – in termini di rendimento economico – ma anche perchè oggi è possibile tornire artisticamente la materia, in modo da non dimenticare quella manualità che rimane sempre presente nell’artigianato e che dà così grande valore alle lavorazioni.

Un ebanista moderno, un falegname, un semplice artigiano o un restauratore, oggi possono mettere mano al legno con macchine utensili moderne, tanto che le operazioni di lisciatura e sgrossature sono già un marchio di fabbrica della mano esperta.

Il legno oggi è messo in pericolo dal grande sfruttamento industriale e urbanistico realizzato dall’uomo sul territorio. Purtroppo, la tendenza ambientalistica non basta a preservare la risorsa, visto nel suo insieme come grande dispensatore di ossigeno (il polmone verde, si ripete spesso). I parchi cittadini sono un palliativo, ma sarebbe più giusto difendere le foreste e i boschi e avere dei piani di riforestazione non solo sulle montagne, ma anche più a valle.

Un paese civile che voglia vivere in pace con la natura, non può non prevedere dei piani di riforestazione in area disastrate dal punto di vista idro-geologico. In Italia ne sappiamo qualcosa: ogni qualvolta c’è stato uno smottamento, una frana, in principio c’è un disboscamento. Lo stesso accade per gli incendi, che specie nella bella stagione colpiscono le aree più aride, concorrendo alla desertificazione. Scelte mature per politiche mature, sulle quali ipotecare il futuro.




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